chi sei.chi sono...
docbenway
il risveglio di Maui
magia della scrittura
mestiere di scrivere
rospo
stolat
toasamente
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se solo riuscissi a non collegare la musica balcanica al maldestro viaggiatore forse Bregovic lo amerei ancora...
Una certa inspiegabile malinconia
Da quanto tempo non approdavo qui....
ma deve essere così.devo necessariamente legare questo luogo ai miei ritorni. e questa volta quanto ho avuto bisogno di tornare, con tutti i nonostante nell'armadio, con tutti i ma. pensare e non pensare...sull'onda degli ultimi cambiamenti che hanno inondato la mia vita.
ai ragazzi della III f e della IV f grazie, anche se non capiteranno mai su questi lidi...
...a perfect circle nell'aria
Credere di essere salva
E invece invischiarsi
In un mantello di inquietudine
Appiccicosa
Come la nebbia d’inverno.
Credere che il cuore
abbia messo le ali
E sia leggero.
Credere e temere
Nella forza violenta
Di un’eco di urla
Che non voglio sentire
Agitata nelle strade
Agli accenti stranieri
Alle ciocche bionde.
Eppure non odio
Eppure quanto dolcemente
Vorrei
Recuperare un’espressione
Di tenero abbandono
- non tu, non tu…
(non ricordavi come erano
le mie orecchie…
nel risveglio preoccupato
un po’ intristito…)
E pregare intanto
Di aver salvato i merletti
Di aver salvato i cristalli
Più fragili…
All'incauto viaggiatore che ha abitato la mia vita per un po'...se gli prendesse la curiosità di sapere come sto dopo che il suo uragano è passato. I miei entusiasmi intatti... "Provo molta pena per te"
"Sarei potuto diventare un grande attore e invece dei cento e più film che ho girato, ve ne sono di degni non più di cinque. E anche se fossi diventato un grande attore, che cosa sarebbe cambiato? Noi attori siamo solo venditori di chiacchiere". Totò (1898-1967) La preghiera del Clown Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono, ma non importa, io li perdono, un po' perché essi non sanno, un po' per amor Tuo e un po' perché hanno pagato il biglietto. Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola, ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura. C'è tanta gente che si diverte a far piangere l'umanità, noi dobbiamo soffrire per divertirla. Manda, se puoi, qualcuno su questo mondo, capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri. Antonio de Curtis
Un caldo invito....non un obbligo si intende...ma la sottoscritta ve ne sarebbe profondamente grata...
andate a sbirciare su toasamente (linkato a lato)... non ve ne pentirete...
di che si tratta?provate prima a leggere....poi rispondo a qualunque domanda
partenza...
vacanze diciamo, non che fino ad ora abbia lavorato molto, almeno da quando ho toccato le sponde di Puglia.
ma ora comincia il giro un po' folle tra Toscana (che non è proprio vacanza ma quasi lavoro) e Madrid e poi di nuovo Toscana per poi finire dove?
mah.
non so quando riuscirò di nuovo a scrivere qualcosa.
c'est la vie
Le colline verdi di Irlanda.
Ballare come un folletto ai violini.
E la birra ha la schiuma chiara
E nelle mani tieni quadrifogli perfetti
(quanta fortuna in queste lande)…
ti sussurrerei forse una canzone d’amore. Con la migliore voce che ho. Mutevole come i prati alla luce del sole. Mutevole come le leggende (raccontate vedi, prendono vita, scelgono da sole come vogliono finire)…
e invece non sono che una banshee.
Ballare? Ballare vorrei. Mettendomi dei papaveri tra i capelli, tacco punta tacco punta… suonino i violini e suoni l’arpa. E scorra a fiumi la birra buona.
Ma non posso ballare. Per un amore che non ho più. L’amore sognato e voluto. Trovato. Tanto tempo fa. Prima che fosse notte, prima che fosse mai.
Che altro mi resta se non piangere le anime che se ne vanno? Con tutte la voce che ho, quella stessa voce che cantava accompagnando i violini e le arpe e…
Questa terra che non hai mai visto…
Questa terra che brulica di spiriti…
Te ne accorgerai. Ti ruberanno monete per farne trofei, intrecceranno i tuoi capelli come fossero criniere di puledra…
Però sorridine, non avertene troppo a male. A farsi amico un folletto…”
Di nuovo qui. Che è stato mai? Non credevo che le anime dei morti sapessero sognare. E dormire…
Ho rivisto il suo volto. Ma è stato troppo presto e troppo rapido. Un’onda di luce l’ha rapito e io sono stata ricacciata in quest’utero di oblio. L’oblio che mi consuma, l’oblio che mi avvelena, come fosse il morso di un serpente…
Perché un serpente?
Splendidi i suoi occhi, dolce la bocca che sa dire parole canzoni di miele…
Di chi?
Ho sentito il sangue fermarsi, come avessero innalzato una diga da qualche parte… il tamburo si è rotto. E non era che un oggetto di vetro… per questo forse a volte mi sento pungere in una indefinita zona del petto.
I muscoli si sono fatti come pietra…
La mente…
La mia mente…
Com’è buio qui, un buio strano e senza sfumature…
So che qualcuno è venuto. Chi era? Ma presto lo dimenticherò.
N. B. il mito di Orfeo e Euridice è stato scritto e riscritto migliaia di volte. Pure mi affascina. Pure mi suggerisce…
Mi perdonino i grandi…
È giunto. Ho riconosciuto la sua cetra.
Di colpo si è fatta luce, una luce fioca certo, qua dentro (la luce di Apollo fin qui?).
Rivedo il mio corpo. Come lo vedessi per la prima volta.
So che sta cercando di riportarmi dove tutto ha avuto inizio.
Come un’eco mi arrivano le sue parole. L’innominabile accennerà col capo la sua condanna. Per un suo sì cosa darei… Ma cosa può dare Euridice?
Dice –non voltarti o la perderai
Dice- Sarà di nuovo tua ma abbia cura di guardare solo davanti a te mentre scegli la via che dà al mondo dei vivi.
L’innominabile.
Ed ecco. Cosa sono queste gocce leggere, tiepidamente salate, che mi scorrono sul volto e mi arrivano alle labbra?
Tanta fortuna che il dio voglia che ritorni a battermi il cuore…
Tra la luce lieve mi muovo a stento. Mi accorgo di avere freddo nell’istante in cui sento i miei passi sulla roccia. E batto i denti, e mi sfrego le spalle.
Poi lo sento… avevo dimenticato anche questo: come batte quel piccolo tamburo che gli dei ci hanno messo in petto… riprende, timidamente, come avesse disimparato. E il sangue è rovente nelle vene, conquista ogni parte del mio corpo.
Scivolo nei sentieri sotterranei. Orfeo è davanti a me. Un po’ distante. Così dolce la piega dei suoi capelli. Così dolce l’andare dei suoi passi. E penso che tra un po’ sarà come prima, riavrò tutti i miei ricordi. Riavrò la possibilità di addormentarmi alla sua cetra. E la luna ci bacerà entrambi, figli della fortuna, ad amarci così come nessuno sa.
Tremo. Ma non è più freddo.
Rallenta il mio amato. Siamo così vicini all’uscita.
E di nuovo sono fatta di carne e di ossa. Mi brucia il morso del serpente al piede, come fosse accaduto ora. È annullato il sonno del veleno.
Ed ecco sto per toccarlo, per sfiorare la sua mano…