chi sei.chi sono...
docbenway
il risveglio di Maui
magia della scrittura
mestiere di scrivere
rospo
stolat
toasamente
visitato *loading* volte
Piove fitto fitto. Ma sono a Macondo?
L’asfalto è lucido.
Il libraio continua a contare le righe del suo pavimento.
Ma guarda avanti e sorridi…
Carmina burana...
Torno al microcosmo dove sono nata e cresciuta e chi trovo?
Thelma e le telefonate lunghe con la conta e i sani deliri. Solo lei capirà, credo.
In questo luogo dove la tristezza è contagiosa, specie se pare brughiera e i gatti non si fanno accarezzare, l’amicizia più che decennale con la vecchia Ciappa (o Thelma o Così è la vita o…) è una delle grandi consolazioni.
Guarda avanti e sorridi…il motto di un candidato sindaco del paese. Guarda avanti e sorridi? Mah.
Chissà Ciappa che ne pensa. Non parliamo quasi mai di politica. Invece facciamo progetti futuri. Tipo agriturismo artistico…
Beh mia cara, magari un giorno l’avremo. L’agriturismo dico, con tanto di intrecci d’ombre d’ulivi e iris e orticello. E potrò anche leggere le mie poesie ai clienti. O forse sarebbe meglio di no. Scapperebbero? Non sono molto portata per la scrittura in versi.
Nella ragnatela delle mie inquietudini-ecco dopo qualche giorno che sono qui già mi ammalo-come fai ad assistermi?
ohimoi feu feu… che andrebbe scritto in caratteri greci… il lamento nelle tragedie greche antiche. Edepol…(per Polluce) Perché questo? Mah. Ci stava bene.
Deliri serali di una ballerina che ballerina non è, in perenne viaggio su un intercity affollato (cfr. stolat).
Odiosamata
Odiosamata ed è tutto.
Perplessa.
Barocca (come la mia testa da un paio di giorni).
Affollata di ricordi.
Così è questa terra. E deve odiarmi un po’ anche lei. E deve sapere che la trascuro, nei lunghi mesi nel rifugio senese. Rifugio? Ma anche quello non comincia forse a starmi stretto?
Non c’è il sole che mi aspettavo. Solo un’invasione di gatti al posto dei milioni di cani che mi seguivano quando ero bambina. Uno dei mici si è fatto il nido accanto il portone di casa mia. Mi guarda con un occhio solo ogni volta che esco.
Mi chiedo se è possibile ogni volta tornare e sentirmi come con addosso un vestito piccolo (una marsina stretta?).
A quanto pare lo è.
Il pazzo che ha osato sognare un futuro da lettori per gli abitanti del paese si sta pentendo, colpa la fame. È sempre ansiosamente solo, a contare a passi brevi il pavimento tra gli scaffali della sua libreria. Un sognatore. Ma i suoi sogni si stanno annacquando credo. (strana punta di comprensione)
Non c’è il sole a sud, almeno non oggi. Invece un vento che pare brughiera.
Eppure mi piace l’odore nelle strade bianche, speziato, antico. Ci pensavo mentre salivo alla cattedrale, da turista, come ogni volta che torno.
Da turista senza esserlo.
Intro
Appena finito di leggere il romanzo della Plath e sottomodulazione acuta.
Malattia?sarà grave? Provo a chiedere al mio dottore.
“Ragazzi qui ci vuole passione”…come titolava un articolo su non ricordo che giornale, dono gentile (un vero omen, non solo un dono gentile) del prof amico. Ed era il primo anno d’università.
Ma niente lacrimucce nostalgiche. Solo che in qualche modo quel titolo è la causa di questo blog. Come il mio amico Doc, il fantasma della mia cagnona bionda, un profumo all’iris, il libro di Schulz e il mio impareggiabile fratello.
Avete chi accusare di tutte le modulazioni (sotto o sopra) che strisceranno, lumache, su queste pagine.