chi sei.chi sono...
docbenway
il risveglio di Maui
magia della scrittura
mestiere di scrivere
rospo
stolat
toasamente
visitato *loading* volte
La biblioteca forse non è più casa mia
peccato
dovrò cercarmi una stanza nuova
un nido
un gomitolo
(un cestino di gomitoli)
decido se tornarci o no
poche facce amiche
tante facce che non ho curiosità di conoscere
così tiranna sono
in questa solitudine un po' cercata
un po' patita...
la gatta Marta
Così parlerò di te
delle tue risate con sottofondo di sferragliante treno su rotaie
delle tue divagazioni
su tutti i miei malumori,
di questa amicizia che dura da anni
discreta da non sembrare vera,
delle tue frasi che a volte non capisco,
di un'estate malinconicamente autunnale
da cui mi salvi
se mi inventi
una rosa
una vecchia signora.
dal tuo mondo al mio
coriandoli
di immagini.
forse la mia ispirazione tornerà
vedo di farci la pace
Di un incontro
Mi chiedo se si può
Se si può restare colpiti
Colpiti da una piega della bocca
Una bocca che pronuncia una frase
(un aoristo greco e poi tre o quattro espressioni in fiorentino per dire di un’Alcesti un po’ ostica e di quanto sarebbe stato meglio trovarsi di fronte alla parodo dell’Agamennone)
Chiudiamola qui questa storia (che è meglio! Come diceva un puffo, no?)
Eppure che peccato. Ecco questo devo dirlo.
Se capitassi qui, grecista pianista, sapresti che parlo di te?
E non è che abbia perso la testa (perché è qui, tutta intera, anche più razionale del solito, di una razionalità briosa diciamo): solo che avrei voluto conoscerti meglio…e fuori dalle aule di via Possenti..
Ed è difficilissimo farlo capire ai miei signori amici…
Forse farò di te un personaggio da racconto. Non ti dispiace vero? Chi tace acconsente…
ehm…
allora ti fa piacere, vero?
Appunto: chi tace acconsente…
Dalle Baccanti di Euripide...
sulla danza e non solo
Eccomi a Tebe: sono il figlio di Zeus, Dioniso.
Mi ha partorito, un giorno lontano, la fanciulla di Cadmo,
Semele: levatrice fu la vampa del fulmine.Dio trasformato in uomo,
vengo alle fonti di Dirce, alle acque dell'Ismeno.[…]
E ora sono venuto in questa città dei Greci,
dopo che ovunque, laggiù, ho istituito le mie danze
e i miei misteri, per rivelarmi dio agli uomini. […]
Ma voi che avete lasciato lo Tmolo, baluardo di Lidia,
mio tìaso, donne che da terre straniere
ho portato con me, seguaci e compagne di strada,
sollevate i tamburi della città dei Frigi,
mia invenzione e della madre Rea,
venite attorno alla reggia di Penteo,
e fateli risuonare: che veda la città di Cadmo!
Io andrò ai dirupi del Citerone:
la mi unirò alle danze delle Baccanti.
CADMO Io non mi stancherei mai di battere la terra con il tirso,
notte e giorno: dolcemente ci siamo dimenticati
della nostra vecchiaia.
TIRESIA :Anche a me sta succedendo la stessa cosa.
Anch'io mi sento giovane e voglio danzare.
Di fronte agli dei non servono sofismi.
Serbiamo le tradizioni dei padri, antiche quanto il tempo:
nessun discorso potrà demolirle,
qualsiasi cavillo escogitino le menti più sottili.
Qualcuno dirà che non ho rispetto per la mia vecchiaia
se vado a danzare con il capo incoronato d'edera?
Ma il dio non fa differenza tra il giovane
e il vecchio, quando si deve danzare:
da tutti vuol essere adorato, in un culto comune,
non sta a distinguere tra chi lo magnifica.[…]
raccontano anche che è arrivato uno Straniero,
un mago, un incantatore che viene dalla Lidia:
i suoi riccioli biondi sono profumati,
nei suoi occhi lucenti come il vino risplendono le grazie di Afrodite.
Giorno e notte s'accompagna alle giovani Tebane
offrendo loro i suoi misteri e le sue gioie.[…]
Questo nuovo dio
sarà grande un giorno in tutta la Grecia, più grande
di quanto io possa spiegarti. Perché sono due le cose primarie per l'umanità: la dea Demetra, cioè la Terra (puoi chiamarla come preferisci),
che nutre i mortali con l'elemento secco,
e il figlio di Semele, venuto dopo di lei a lei complementare:
egli ha scoperto e ha portato tra gli uomini l'umido succo dell'uva
che libera dal dolore gli infelici mortali,
quando si inebriano con la linfa della vite,
e dona il sonno, oblio dei mali quotidiani:
non esiste un'altra medicina per la sofferenza.
Quando si giubba?
(Parentesi doverosa sullo pseudocircolo che porta il nome curioso di Mille giubbe blu…
crasi tra le Mille bolle blu di Mina e le giubbe rosse di Firenze…
un’esperienza esaltante per la poco più che matricola in terra toscana…
vicende alterne portarono il circolo a diventare itinerante per poi trovare una sua collocazione naturale in una biblioteca con tanto di glicine all’ingresso e lucciole quante non ne ho viste mai d’estate…)
Si giubba il 7 giugno. Ragion per cui dovrò rivedere Plaza del Campo entro il 6 sera.
L’ultima puntata abbiamo disquisito con scarso successo su Nomadismo e spostamenti. All’origine del tema una mostra al museo d’arte contemporanea Nomadismo e identità. Abbastanza interessante se non fosse che mi aspettavo qualcosa di più (dalla mostra dico). Ma forse dipende dal fatto che mi trovo ad essere particolarmente sensibile all’argomento.
E questa volta si giubba sul ballo. Tema niente affatto malvagio.
Pizzica…la tarantola.
Non so ballare le danze di questa terra. Però quanto le sento familiari (come se un folletto dentro mi ballasse un inquieto ballo e avesse una testa di sole e di ulivi e i piedi di mare).
Forse perché…raccontare è un po’ come ballare…(lo diceva anche Pavese in un suo saggio, ma l’ho scoperto solo dopo aver formulato il pensiero)
Il ballo folle di chi è stato morso dalla tarantola.
Bouh (ovvero boh in francese, come diceva la mia amica Fredoune), ça peut être.


omaggio a Borges...visto che devo a lui le mie lezioni di spagnolo
Ad ogni ritorno a Sud ascolto i Carmina Burana. Fortuna imperatrix mundi…
Perché?
Ha un che di mitologico l’approdo a questa terra di tramontana e sole.
Anche questa volta, con le poesie (in lingua originale) di Borges. Lo spagnolo ha un gusto che ignoravo.
Certe parole mi piace sentire l’effetto che fanno nella bocca, a pronunciarle.
Olvido per esempio.
(Neppure a Borges doveva dispiacere).
O anaqueles o espejo o calle o cara.
Ecco sto riprendendo a scrivere. E non so bene che volto dare a queste pagine.
Sono consapevole –ma lo ero già prima- che non ho scelto il momento più opportuno per aprirmi un blog. Una testa piena di percorsi didattici come soffioni in un’ampolla di vetro… Anche dopo il benedetto esame pisano che dovrebbe avermi liberata dalla tirannia del didattichese, almeno momentaneamente, certi angoli della memoria non sanno risolversi ad abbandonare la pratica del percorso. Penso per percorsi?
Per chi non lo sapesse oggi la scuola dovrebbe funzionare per moduli. Non so se è un male. Diciamo che ci sono sfumature positive e negative in questa pratica. Certo un percorso sul tema del nano in Fenoglio non so quanto possa restare simpatico ai ragazzi (diamo a Cesare quel che è di Cesare: per il tema del nano in Fenoglio si prega di contattare Stolat che di sicuro ne sa qualcosa)
Divagazioni…di una giovane insegnante in attesa di occupazione
QUASI QUASI POSTO UNO DEI PERCORSI….
MINACCIA?