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mercoledì, 27 luglio 2005

partenza...

vacanze diciamo, non che fino ad ora abbia lavorato molto, almeno da quando ho toccato le sponde di Puglia.

ma ora comincia il giro un po' folle tra Toscana (che non è proprio vacanza ma quasi lavoro) e Madrid e poi di nuovo Toscana per poi finire dove?

mah.

non so quando riuscirò di nuovo a scrivere qualcosa.

c'est la vie

Postato da: milouballerina a 27/07/2005 18:03 | link | commenti (2) |

domenica, 24 luglio 2005

 

 

Ascoltando una due tre canzoni d’Irlanda…

 

 

 

 

 

Sweet

Le colline verdi di Irlanda.

Ballare come un folletto ai violini.

E la birra ha la schiuma chiara

E nelle mani tieni quadrifogli perfetti

(quanta fortuna in queste lande)…

 

 

ti sussurrerei forse una canzone d’amore. Con la migliore voce che ho. Mutevole come i prati alla luce del sole. Mutevole come le leggende (raccontate vedi, prendono vita, scelgono da sole come vogliono finire)…

 

 

e invece non sono che una banshee.

Ballare? Ballare vorrei. Mettendomi dei papaveri tra i capelli, tacco punta tacco punta… suonino i violini e suoni l’arpa. E scorra a fiumi la birra buona.

Ma non posso ballare. Per un amore che non ho più. L’amore sognato e voluto. Trovato. Tanto tempo fa. Prima che fosse notte, prima che fosse mai.

Che altro mi resta se non piangere le anime che se ne vanno? Con tutte la voce che ho, quella stessa voce che cantava accompagnando i violini e le arpe e…

 

 

Sweet

Questa terra che non hai mai visto…

Questa terra che brulica di spiriti…

Te ne accorgerai. Ti ruberanno monete per farne trofei, intrecceranno i tuoi capelli come fossero criniere di puledra…

Però sorridine, non avertene troppo a male. A farsi amico un folletto…”

 

 

 

Postato da: milouballerina a 24/07/2005 20:26 | link | commenti (1) |
di balli ed altre storie

Euridice III

 

 

Di nuovo qui. Che è stato mai? Non credevo che le anime dei morti sapessero sognare. E dormire…

 

 

Ho rivisto il suo volto. Ma è stato troppo presto e troppo rapido. Un’onda di luce l’ha rapito e io sono stata ricacciata in quest’utero di oblio. L’oblio che mi consuma, l’oblio che mi avvelena, come fosse il morso di un serpente…

Perché un serpente?

 

 

Splendidi i suoi occhi, dolce la bocca che sa dire parole canzoni di miele…

 

 

Di chi?

 

 

Ho sentito il sangue fermarsi, come avessero innalzato una diga da qualche parte… il tamburo si è rotto. E non era che un oggetto di vetro… per questo forse a volte mi sento pungere in una indefinita zona del petto.

I muscoli si sono fatti come pietra…

 

 

La mente…

La mia mente…

Com’è buio qui, un buio strano e senza sfumature…

 

 

So che qualcuno è venuto. Chi era? Ma presto lo dimenticherò.

 

 

 

 

 

 

 

 

N. B. il mito di Orfeo e Euridice è stato scritto e riscritto migliaia di volte. Pure mi affascina. Pure mi suggerisce…

Mi perdonino i grandi…

 

 

Postato da: milouballerina a 24/07/2005 16:46 | link | commenti |
sfumature di mito

Euridice II

 

 

È giunto. Ho riconosciuto la sua cetra.

Di colpo si è fatta luce, una luce fioca certo, qua dentro (la luce di Apollo fin qui?).

Rivedo il mio corpo. Come lo vedessi per la prima volta.

So che sta cercando di riportarmi dove tutto ha avuto inizio.

 

 

Come un’eco mi arrivano le sue parole. L’innominabile accennerà col capo la sua condanna. Per un suo sì cosa darei… Ma cosa può dare Euridice?

 

 

Dice –non voltarti o la perderai

Dice- Sarà di nuovo tua ma abbia cura di guardare solo davanti a te mentre scegli la via che dà al mondo dei vivi.

L’innominabile.

 

 

Ed ecco. Cosa sono queste gocce leggere, tiepidamente salate, che mi scorrono sul volto e mi arrivano alle labbra?

Tanta fortuna che il dio voglia che ritorni a battermi il cuore…

 

 

Tra la luce lieve mi muovo a stento. Mi accorgo di avere freddo nell’istante in cui sento i miei passi sulla roccia. E batto i denti, e mi sfrego le spalle.

Poi lo sento… avevo dimenticato anche questo: come batte quel piccolo tamburo che gli dei ci hanno messo in petto… riprende, timidamente, come avesse disimparato. E il sangue è rovente nelle vene, conquista ogni parte del mio corpo.

 

 

Scivolo nei sentieri sotterranei. Orfeo è davanti a me. Un po’ distante. Così dolce la piega dei suoi capelli. Così dolce l’andare dei suoi passi. E penso che tra un po’ sarà come prima, riavrò tutti i miei ricordi. Riavrò la possibilità di addormentarmi alla sua cetra. E la luna ci bacerà entrambi, figli della fortuna, ad amarci così come nessuno sa.

Tremo. Ma non è più freddo.

Rallenta il mio amato. Siamo così vicini all’uscita.

E di nuovo sono fatta di carne e di ossa. Mi brucia il morso del serpente al piede, come fosse accaduto ora. È annullato il sonno del veleno.

 

 

Ed ecco sto per toccarlo, per sfiorare la sua mano…

Postato da: milouballerina a 24/07/2005 16:45 | link | commenti |
sfumature di mito

Euridice

 

 

In un anfora di buio (proprio così, pare un’anfora) resto in ascolto.

Odo e non odo.

Il lento scorrere dei fiumi sottomondani

Non c’è nulla di quello che raccontano. Non atri di fuoco, non serpi di cristallo e ghiaccio, non l’idra di Lerna.

Sto qui. Non ho un segno.

Non mi ricordo di me, non troppo bene.

Se non forse questa ossessione dei serpenti… deve avere a che fare col passato. Deve appartenermi. Appartenere al mio piede. Ne conserva una traccia. Come fossi ancora un corpo. Un corpo alla luce.

Come se sentissi ancora il veleno.

Sono svanita così dunque, per il contagio rapido che è venuto da un rettile?

Cos’è questa stanchezza che ancora mi porto nel luogo dove doveva essere il cuore?

Come per aver troppo corso.

Uno sfumato ricordo di erba bagnata.

Uno sfumato ronzio di api a primavera.

E una canzone.

 

 

Mi si attaccano addosso i fantasmi.

Mi supplicano a tratti le anime nuove ancora non rassegnate, ancora con la loro identità tutta intera.

Come se potessi fare qualcosa io… io che non ricordo più bene chi sono.

In questa perenne attesa. Non so di cosa.

 

 

Una canzone.

 

 

Cantava l’uomo che mi amava. Che amavo. Suonava.

Meraviglia su tutti gli esseri che vanno a due e quattro zampe.

Meraviglia del tempo che si fermava nell’istante in cui le sue dita toccavano la cetra, delicatamente. Meraviglia di Euridice… Che vuole solo giacere in un abbraccio e lì finire i suoi giorni.

 

 

Orfeo…

Un nome che è un sospiro di vento. Come un alito. Come se qualcuno l’avesse chiamato ad un passo da qui. Per sottile crudeltà verso di me. Perché io ricordassi. E ne soffrissi.

 

 

Verrà mai?

Postato da: milouballerina a 24/07/2005 16:42 | link | commenti |
sfumature di mito

Se mi guardi da lì,

quando il limite s'alza

sono la regina di ghiaccio

-cristalli...tremanti labbra-

a negarsi

a non voler amare

ma tu guardi e non vedi...

Postato da: milouballerina a 24/07/2005 15:18 | link | commenti |

la malinconia di cui si fodera è fatta di perduti visi...ogni tanto il muscolo cardiaco, come fosse un animale in trappola, sussulta.

e la gente pensa ancora che tu sia l'emblema della serenità...

pensa che tu vada tranquilla e sicura di te,

non la vede la tempesta che ti trita il sangue nelle vene.

non vede. non sa...

 

 

Postato da: milouballerina a 24/07/2005 15:09 | link | commenti |

mercoledì, 20 luglio 2005

Postato da: milouballerina a 20/07/2005 18:23 | link | commenti (1) |

Postato da: milouballerina a 20/07/2005 18:22 | link | commenti |

Sogno di accamparmi qui, in un nido di libri. Se penso abbastanza intensamente, forse vedrò i pensieri dei lettori – aprono la prima pagina, ficcano occhi cum lentibus o sine nelle lettere fitte- come fossero nuvole in bandes dessinèes. Un cane è riuscito a passare. Annusa. Scodinzola felice. Che abbia trovato anche lui il suo libro? Timbuctù? P. Auster. Guarda il commesso e sorride caninamente, quasi abbaia. Non arriva all’altezza dello scaffale. E io invidio la chiarezza delle sue idee.

 

 

Non sapere che libro scegliere e esitare, soppesare nelle mani due tascabili, aggrottare la fronte nel dubbio…

(Ebbene anche io, come tanti). 

E posare lo sguardo su un altro titolo, mentre l’incertezza si fa doppia e tripla.

Ma se?

Se fossero loro: gli autori in folla, apparsi dal niente, vivi e morti insieme, a suggerire un incipit accattivante, a dirmi le loro ragioni. Mi aiuterebbero?

Detto fatto: non sono donne famose queste che mi guardano apparse all’improvviso dal fitto labirinto di volumi? Contesa tra la Wolf e la Achmatova. Ma con delicatezza. Dicono le loro parole scritte, e con voce vagamente-dolcemente tombale. Nessuna paura però, solo un titubante imbarazzo nell’ammirazione della grandezza.

Che rinasce.

 

 

Scelgo la poesia.

E in questo mi sveglio.

Postato da: milouballerina a 20/07/2005 18:20 | link | commenti (1) |