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domenica, 24 luglio 2005

Euridice II

 

 

È giunto. Ho riconosciuto la sua cetra.

Di colpo si è fatta luce, una luce fioca certo, qua dentro (la luce di Apollo fin qui?).

Rivedo il mio corpo. Come lo vedessi per la prima volta.

So che sta cercando di riportarmi dove tutto ha avuto inizio.

 

 

Come un’eco mi arrivano le sue parole. L’innominabile accennerà col capo la sua condanna. Per un suo sì cosa darei… Ma cosa può dare Euridice?

 

 

Dice –non voltarti o la perderai

Dice- Sarà di nuovo tua ma abbia cura di guardare solo davanti a te mentre scegli la via che dà al mondo dei vivi.

L’innominabile.

 

 

Ed ecco. Cosa sono queste gocce leggere, tiepidamente salate, che mi scorrono sul volto e mi arrivano alle labbra?

Tanta fortuna che il dio voglia che ritorni a battermi il cuore…

 

 

Tra la luce lieve mi muovo a stento. Mi accorgo di avere freddo nell’istante in cui sento i miei passi sulla roccia. E batto i denti, e mi sfrego le spalle.

Poi lo sento… avevo dimenticato anche questo: come batte quel piccolo tamburo che gli dei ci hanno messo in petto… riprende, timidamente, come avesse disimparato. E il sangue è rovente nelle vene, conquista ogni parte del mio corpo.

 

 

Scivolo nei sentieri sotterranei. Orfeo è davanti a me. Un po’ distante. Così dolce la piega dei suoi capelli. Così dolce l’andare dei suoi passi. E penso che tra un po’ sarà come prima, riavrò tutti i miei ricordi. Riavrò la possibilità di addormentarmi alla sua cetra. E la luna ci bacerà entrambi, figli della fortuna, ad amarci così come nessuno sa.

Tremo. Ma non è più freddo.

Rallenta il mio amato. Siamo così vicini all’uscita.

E di nuovo sono fatta di carne e di ossa. Mi brucia il morso del serpente al piede, come fosse accaduto ora. È annullato il sonno del veleno.

 

 

Ed ecco sto per toccarlo, per sfiorare la sua mano…

Postato da: milouballerina a 24/07/2005 16:45 | link | commenti |
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