nuances

sfumature, dettagli...tra le righe

Eccomi

Utente: milouballerina

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Archivio

oggi
dicembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
aprile 2005
marzo 2005

Feeds

  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

domenica, 24 luglio 2005

Euridice III

 

 

Di nuovo qui. Che è stato mai? Non credevo che le anime dei morti sapessero sognare. E dormire…

 

 

Ho rivisto il suo volto. Ma è stato troppo presto e troppo rapido. Un’onda di luce l’ha rapito e io sono stata ricacciata in quest’utero di oblio. L’oblio che mi consuma, l’oblio che mi avvelena, come fosse il morso di un serpente…

Perché un serpente?

 

 

Splendidi i suoi occhi, dolce la bocca che sa dire parole canzoni di miele…

 

 

Di chi?

 

 

Ho sentito il sangue fermarsi, come avessero innalzato una diga da qualche parte… il tamburo si è rotto. E non era che un oggetto di vetro… per questo forse a volte mi sento pungere in una indefinita zona del petto.

I muscoli si sono fatti come pietra…

 

 

La mente…

La mia mente…

Com’è buio qui, un buio strano e senza sfumature…

 

 

So che qualcuno è venuto. Chi era? Ma presto lo dimenticherò.

 

 

 

 

 

 

 

 

N. B. il mito di Orfeo e Euridice è stato scritto e riscritto migliaia di volte. Pure mi affascina. Pure mi suggerisce…

Mi perdonino i grandi…

 

 

Postato da: milouballerina a 24/07/2005 16:46 | link | commenti |
sfumature di mito

Euridice II

 

 

È giunto. Ho riconosciuto la sua cetra.

Di colpo si è fatta luce, una luce fioca certo, qua dentro (la luce di Apollo fin qui?).

Rivedo il mio corpo. Come lo vedessi per la prima volta.

So che sta cercando di riportarmi dove tutto ha avuto inizio.

 

 

Come un’eco mi arrivano le sue parole. L’innominabile accennerà col capo la sua condanna. Per un suo sì cosa darei… Ma cosa può dare Euridice?

 

 

Dice –non voltarti o la perderai

Dice- Sarà di nuovo tua ma abbia cura di guardare solo davanti a te mentre scegli la via che dà al mondo dei vivi.

L’innominabile.

 

 

Ed ecco. Cosa sono queste gocce leggere, tiepidamente salate, che mi scorrono sul volto e mi arrivano alle labbra?

Tanta fortuna che il dio voglia che ritorni a battermi il cuore…

 

 

Tra la luce lieve mi muovo a stento. Mi accorgo di avere freddo nell’istante in cui sento i miei passi sulla roccia. E batto i denti, e mi sfrego le spalle.

Poi lo sento… avevo dimenticato anche questo: come batte quel piccolo tamburo che gli dei ci hanno messo in petto… riprende, timidamente, come avesse disimparato. E il sangue è rovente nelle vene, conquista ogni parte del mio corpo.

 

 

Scivolo nei sentieri sotterranei. Orfeo è davanti a me. Un po’ distante. Così dolce la piega dei suoi capelli. Così dolce l’andare dei suoi passi. E penso che tra un po’ sarà come prima, riavrò tutti i miei ricordi. Riavrò la possibilità di addormentarmi alla sua cetra. E la luna ci bacerà entrambi, figli della fortuna, ad amarci così come nessuno sa.

Tremo. Ma non è più freddo.

Rallenta il mio amato. Siamo così vicini all’uscita.

E di nuovo sono fatta di carne e di ossa. Mi brucia il morso del serpente al piede, come fosse accaduto ora. È annullato il sonno del veleno.

 

 

Ed ecco sto per toccarlo, per sfiorare la sua mano…

Postato da: milouballerina a 24/07/2005 16:45 | link | commenti |
sfumature di mito

Euridice

 

 

In un anfora di buio (proprio così, pare un’anfora) resto in ascolto.

Odo e non odo.

Il lento scorrere dei fiumi sottomondani

Non c’è nulla di quello che raccontano. Non atri di fuoco, non serpi di cristallo e ghiaccio, non l’idra di Lerna.

Sto qui. Non ho un segno.

Non mi ricordo di me, non troppo bene.

Se non forse questa ossessione dei serpenti… deve avere a che fare col passato. Deve appartenermi. Appartenere al mio piede. Ne conserva una traccia. Come fossi ancora un corpo. Un corpo alla luce.

Come se sentissi ancora il veleno.

Sono svanita così dunque, per il contagio rapido che è venuto da un rettile?

Cos’è questa stanchezza che ancora mi porto nel luogo dove doveva essere il cuore?

Come per aver troppo corso.

Uno sfumato ricordo di erba bagnata.

Uno sfumato ronzio di api a primavera.

E una canzone.

 

 

Mi si attaccano addosso i fantasmi.

Mi supplicano a tratti le anime nuove ancora non rassegnate, ancora con la loro identità tutta intera.

Come se potessi fare qualcosa io… io che non ricordo più bene chi sono.

In questa perenne attesa. Non so di cosa.

 

 

Una canzone.

 

 

Cantava l’uomo che mi amava. Che amavo. Suonava.

Meraviglia su tutti gli esseri che vanno a due e quattro zampe.

Meraviglia del tempo che si fermava nell’istante in cui le sue dita toccavano la cetra, delicatamente. Meraviglia di Euridice… Che vuole solo giacere in un abbraccio e lì finire i suoi giorni.

 

 

Orfeo…

Un nome che è un sospiro di vento. Come un alito. Come se qualcuno l’avesse chiamato ad un passo da qui. Per sottile crudeltà verso di me. Perché io ricordassi. E ne soffrissi.

 

 

Verrà mai?

Postato da: milouballerina a 24/07/2005 16:42 | link | commenti |
sfumature di mito